Il caso Laura Morani: quando la Soglia lascia tracce
Le ricerche condotte ieri a Pescaglia hanno restituito un quadro che ancora una volta non può essere letto come una somma di coincidenze isolate. Ciò che emerge è una trama più ampia, fatta di tentativi, ritorni e silenzi ostinati.
Tra i documenti recuperati compare per la prima volta un nome: Govindo Paolieri. In uno scritto di suo pugno emerge come un uomo che avrebbe tentato deliberatamente di oltrepassare quella che in più tradizioni viene definita la Soglia. La testimonianza scritta è molto chiara, inequivocabile, e parla di un progetto, di un’intenzione consapevole, di un attraversamento cercato.
Accanto a Paolieri, un’altra fonte scritta presenta una figura di identità non nota che sarebbe ritornata dall’Altrove senza, ancora una volta, mostrare segni di invecchiamento. Il documento non fornisce dettagli biografici, ma insiste su un elemento: la persona conosceva alcuni scritti in possesso di Lucida Mansi dedicati a questo specifico argomento.
È impossibile ignorare che tutto questo riconduca ancora una volta a Pescaglia. La popolazione continua in parte a presentarsi come un nodo di reticenze e sguardi abbassati. Le persone incontrate durante le nostre ricerche sembrano spesso sapere più di quanto siano disposte a dire. Non si tratta di ostilità aperta, ma di una cautela stratificata, quasi ereditaria. A Pescaglia il mistero non è negato: è custodito.
Negli ultimi mesi, inoltre, il territorio è stato teatro di altre sparizioni, alcune delle quali risultano riconducibili a un gruppo che si identifica con il nome di Riparatori. Il simbolo associato a questa setta — due triangoli incrociati — compare con inquietante frequenza. Non solo nei materiali a loro attribuiti, ma anche in un documento redatto da una giornalista dell’Agenzia EFE, e sua volta scomparsa di recente. Ancora una volta, come nel caso di documenti e iconografie legati a Lucida Mansi e alla sua famiglia, la geometria sacra affiora come linguaggio ricorrente.
La giornata ha però aggiunto un elemento ulteriore, impossibile da ignorare. Durante la lettura di una lettera di Laura Morani, gli schermi dei nostri telefoni hanno iniziato a spegnersi e riaccendersi senza motivo apparente, come sottoposti a un’interferenza sincronizzata. Poco dopo, nei bagni della palestra in cui eravamo riuniti, è stato rinvenuto un morto.
In concomitanza con l’accaduto, i nostri strumenti hanno registrato suoni anomali, frammenti acustici che ricordano parole, ma che non possono essere ricondotti a una sorgente identificabile.
Mettendo insieme questi elementi — i documenti su Paolieri, il ritorno senza tempo, le sparizioni recenti, il simbolo dei Riparatori, le interferenze tecnologiche e la morte improvvisa — emerge un’unica, inquietante possibilità: la Soglia non è un evento del passato. È un fenomeno attivo, che continua a produrre effetti, ritorni e fratture.