La Soglia - Appunti accademici sul confine liminale

La Soglia - Appunti accademici sul confine liminale

I popoli antichi non usavano la parola "soprannaturale". È un termine moderno, rassicurante, che serve più a chi lo pronuncia che a rappresentare pienamente gli eventi che descrive.
Nelle fonti che ho studiato – testi rituali, trattati filosofici, cronache locali, frammenti di tradizioni orali – ciò che oggi definiremmo soprannaturale o paranormale può essere invece ricondotto ad un concetto molto più semplice e, al tempo stesso, molto più inquietante: il confine.

Un limite sottile, un punto di passaggio.
Una linea che separa, ma non divide mai davvero.

Nel corso delle mie ricerche antropologiche ho trovato riferimenti ricorrenti a questo confine, in contesti culturali e geografici anche estremamente distanti tra loro. Non si tratta di un’idea isolata, né di una metafora poetica: è una ricorrenza strutturale che emerge con sorprendente coerenza nel tempo.

Viene chiamato in molti modi diversi, tra cui i più comuni sono

  • Limen (latino): la soglia rituale, il punto che separa uno stato dall’altro nei riti di passaggio
  • Peras (greco): il limite sacro, ciò che definisce il mondo ordinato rispetto a ciò che gli sta oltre
  • Sha’ar (ebraico): il passaggio, la porta che mette in comunicazione piani differenti dell’esistenza.

Cambiano le lingue, cambiano le cosmologie, ma il concetto resta.
Esiste un luogo – non sempre fisico, non sempre visibile – in cui il tempo si comporta in modo anomalo, la percezione si espande e l’identità dell’individuo entra in crisi.

Secondo molte tradizioni, chi oltrepassa questo confine smette di appartenere pienamente al mondo degli uomini: non invecchia come gli altri, non muore come gli altri e non torna mai del tutto. Questo non significa "immortalità" nel senso romantico del termine, ma piuttosto una forma di disallineamento: con il tempo, con il corpo, con la memoria.
Le figure che hanno attraversato la Soglia vengono descritte come "intatte", "immutate", "preservate", ma anche come estranee, disturbanti, difficili da collocare.

Nulla di tutto questo è stato provato secondo i criteri della scienza sperimentale moderna, tuttavia non trovo nemmeno corretto liquidare queste testimonianze come semplici leggende. Farlo significherebbe ignorare un dato fondamentale: la persistenza del modello. Questo è proprio ciò che, da anni, mi spinge a cercare ogni tipo di contatto con la Soglia.

L'indizio più prezioso per individuare la Soglia sono le ricorrenze:

Stessi simboli geometrici.

Stesse anomalie temporali.

Stesse descrizioni di luoghi "che non dovrebbero essere lì" o di persone che "non dovrebbero essere così".

Coincidenze?

Quando elementi simili riemergono in culture che non hanno avuto contatti tra loro, l’antropologia parla di ricorrenza significativa. Come accademica e come esoterista non posso che abbracciare questo concetto.

Le ricorrenze sono dunque il cuore pulsante di questi studi: la traccia più nitida che la Soglia ci lascia intravedere, come un’impronta sul vetro, visibile solo se si inclina lo sguardo nel modo giusto.

Forse la Soglia non è qualcosa che si attraversa deliberatamente.
Forse è qualcosa che si incontra o che, talvolta, ci viene incontro.

Ogni epoca ha tentato di darle un nome, una spiegazione, una funzione. La nostra, invece, sembra fare di tutto per negarla – eppure continua a raccontarla: nei miti, nei casi di cronaca, nelle ossessioni contemporanee per ciò che "ritorna uguale".

La domanda, allora, non è se la Soglia esista, ma come scegliamo di guardarla.